Roberto GervasoTestimonial

Cancro della prostata: la mia testimonianza

di Roberto Gervaso


Roberto Gervaso ha sempre avuto un interesse particolare

per i temi legati alla salute, come mostrano i numerosi libri da

lui pubblicati sull’argomento. Attraverso un’esperienza diretta

ha avvertito un’esigenza comune: quella di comunicare ciò

che ha vissuto, al fine di spronare il prossimo a fare opera

di prevenzione
.



Non so in che anno sia stato introdotto in Italia quel marker prostatico che è il PSA. Quel che so è che io sono stato tra i primi, alla fine degli anni Ottanta, o all’inizio dei Novanta, a sottopormi al suo giudizio, fuorviante se male interpretato, illuminante se ben capito.

Ho fatto il PSA per un decennio, prima di autodiagnosticarmi un adenocarcinoma della più virile delle ghiandole. Nel marzo 1999 il valore 1.5 rientrava nella norma. Nel marzo 2000 era salito a 3.04, (range da 0 a 4). Mi preoccupai, ma il mio urologo mi rassicurò. Non una, ma tre ecografie transrettali erano negative. E negativa risultava l’esplorazione rettale. Per tre mesi feci altri controlli di laboratorio. Il PSA oscillava: 3.76, 3.25, 4.08, 4.04. Ai primi di luglio, dopo un’ennesima transrettale, negativa come le precedenti, tagliai la testa al toro e feci una biopsia. Positiva.

Chiamai un amico, che tre anni prima aveva avuto la mia stessa disavventura, gli chiesi dove si fosse operato e chi fosse il miglior chirurgo-urologo sulla piazza. Mi rispose che era stato operato al San Raffaele di Milano dal professor Patrizio Rigatti. Non persi tempo, presi un appuntamento con lui e mi ricoverai al San Raffaele. Due giorni dopo non avevo più la mia vecchia, adorata, ma ormai malandata ghiandola.

Non finì lì perché, a dispetto di una quarta o quinta transrettale, alla vigilia dell’intervento, negativa come le precedenti, il tumore era uscito dalla capsula, lasciando, per fortuna, indenni i linfonodi. S’impose una terapia radiante (7.200 grey) e un blocco androgenico di quattro mesi (una compressa di Casodex al giorno e un’iniezione di Enantone ogni 28 giorni). A prescrivermela un grande oncologo, diventato un grande amico: il professor Eugenio Villa.

Sono passati quasi sei anni: sto bene, benissimo. Grazie alla prevenzione e ligio all’aurea massima: “La salute è uno stato provvisorio che non lascia presagire niente di buono”.

Roberto Gervaso