Carcinoma prostatico: prevenzione


Che cos'è la prostata ?

E’ una piccola ghiandola a forma di castagna posta davanti e sotto la vescica urinaria. In questa sua posizione circonda un canale chiamato uretra, che porta le urine dalla vescica all’esterno dell’organismo.

A che cosa serve la prostata ?

Concorre, insieme ad altre ghiandole, a formare la parte liquida dello sperma, in cui sono immersi gli spermatozoi.

Che cos’è il carcinoma prostatico ?

E’ il tumore maligno che colpisce la prostata. In Italia si ammalano di carcinoma prostatico tra i tredici- e quindici-mila uomini ogni anno. Nei paesi occidentali, che sono quelli a più alta incidenza, è stato stimato che un bambino nato oggi ha la probabilità, se vive abbastanza a lungo da raggiungere i 70 anni, del 13 % di sviluppare un carcinoma prostatico nell’arco della sua vita. In altri termini, a 70 anni, un uomo su otto corre il rischio di essere colpito da un carcinoma prostatico.

Rispetto agli altri tumori maligni come si colloca in quanto a incidenza e mortalità ?

E’ il più frequente in assoluto. Costituisce il 20 % di tutti i tumori di nuova diagnosi. A livello mondiale, rappresenta la seconda causa di morte per neoplasie maligne nel sesso maschile, dopo il cancro al polmone.

Esiste una relazione tra l’ iperplasia prostatica benigna ed il cancro della prostata ?

No. Iperplasia prostatica e carcinoma della prostata sono fenomeni completamente diversi. Il carcinoma prende origine, nella maggior parte dei casi, dalla zona periferica, mentre l’iperplasia benigna origina dalla porzione centrale, detta zona transizionale, della ghiandola. Quindi, l’ iperplasia non si trasforma in tumore maligno e non risulta neanche essere una condizione favorevole per l’insorgere del carcinoma. Il carcinoma della prostata, infatti, può colpire indifferentemente sia i soggetti affetti da iperplasia, che quelli senza altre malattie prostatiche.

Qual’ è la causa del tumore maligno della prostata ?

Non esiste una causa definita con una diretta relazione tra causa ed effetto. Esistono però dei fattori che pongono alcuni soggetti ad un rischio maggiore di sviluppare il tumore maligno della prostata rispetto ad altri: familiarità, età e razza.

Come incide la familiarità sul rischio di ammalarsi di cancro alla prostata ?

Se un parente di primo grado, padre o fratello, ha avuto un cancro alla prostata, il rischio di ammalarsi è doppio. Se invece tre membri della famiglia, come ad esempio il padre e due fratelli, hanno avuto un carcinoma prostatico, e soprattutto, se in un familiare il cancro è sopravvenuto al di sotto dei 55 anni, il rischio può diventare addirittura di 11 volte maggiore.

Qual’ è l’ età più a rischio per l’insorgenza del carcinoma della prostata ?

La probabilità di essere colpiti da un carcinoma prostatico aumenta con l’età. Gli uomini tra i 40 ed i 50 anni hanno solo 1 probabilità su 50 di esserne affetti, mentre a partire dai 70 anni la probabilità sale a 1 su 8.

Come incide la razza sul rischio di ammalarsi di cancro alla prostata ?

I soggetti più a rischio in assoluto sono i neri del Nord America. Invece, nei paesi asiatici l’incidenza del carcinoma prostatico è bassa. Tuttavia, nella seconda e terza generazione di asiatici emigrati nel mondo occidentale l'incidenza aumenta e raggiunge quella dei caucasici. Questo succede probabilmente per le modifiche nella dieta conseguenti all’ambiente in cui si vive. In Oriente, la popolazione assume la maggior parte delle proteine del fabbisogno proteico dalla soia e non dalla carne. La farina dei semi dei legumi della pianta di soia contiene fitoestrogeni, potenti antiossidanti che possono svolgere un’azione anticancerogena. Una volta che gli asiatici si trasferiscono in Occidente, assumono nel corso degli anni le abitudini alimentari occidentali, mangiando per il loro fabbisogno proteico le carni rosse. Si ipotizza che questo possa essere un fattore importante nel determinare l’aumento del rischio di sviluppare la neoplasia.

Si può agire sulla dieta per tentare di prevenire il carcinoma della prostata ?

Un' alimentazione ricca di grassi animali e povera di fibre, particolarmente frequente nel mondo occidentale, fa aumentare il rischio tumorale. In particolare c’è da fare attenzione ai grassi saturi, quelli contenuti nelle carni rosse. I pomodori, invece, contengono una sostanza, detta licopene, che è un potente antiossidante potenzialmente capace di svolgere un’azione anticancerogena. Altri alimenti da favorire, in quanto contenenti antiossidanti come la vitamina E ed il selenio, sono l’olio di oliva, l’albume d’uovo, la frutta secca, il pesce, i cereali integrali, il tè verde. In definitiva, per ridurre il rischio di sviluppare un carcinoma prostatico è da consigliare una dieta ricca di fibre, vegetali, cereali, legumi e frutta e povera di grassi.