Enrico BeruschiTestimonial

Intervista a Enrico Beruschi

testimonial della campagna di
prevenzione delle malattie prostatiche


Sempre più spesso oggi si parla di prevenzione,

un’arma straordinaria per battere sul tempo e con

successo malattie molto diffuse, come il tumore

maligno della prostata. Ma per fare prevenzione

bisogna davvero sottoporsi a visite fastidiose e

rinunciare a tutto ciò che piace o che diverte?



Sig. Beruschi, ma è proprio vero, come ha recentemente dichiarato il Ministro della Salute Francesco Storace, che lo Stato, tramite le campagne di prevenzione, limiterebbe i cittadini nella propria libertà ?

Non penso affatto che la prevenzione sia da considerare un castigo. Certo, alcuni hanno invocato i diritti dell’uomo quando si è impedito di fumare nei locali pubblici. Però, dopo le prime polemiche, non se ne parla più e la legge viene rispettata.

Ed invece, quando lo Stato, per prevenire le malattie, indica cosa e quanto mangiare e consiglia l’esercizio fisico ?

Si tratta di buon senso, che dovrebbe essere comune a tutti, condurre uno stile di vita equilibrato. La prevenzione dello stato di salute dovrebbe semplicemente prevedere qualche forma di attività fisica quotidiana ed un’alimentazione corretta.

Allora uno stile di vita equilibrato è la miglior prevenzione ?

Penso proprio di sì. Stile di vita equilibrato non vuol dire ossessione né sacrificio. Vuol dire occuparsi di sé, fare manutenzione del proprio corpo, proprio come si fa per un’automobile che ci è particolarmente cara.

Una ricerca ha mostrato che, in media, gli uomini vanno dal medico per visite preventive 40 volte di meno rispetto alle donne. Queste cifre suggeriscono un ruolo secondario degli uomini nella prevenzione delle malattie ?

Sicuramente questi numeri riflettono una mancanza di attenzione per le malattie che colpiscono il sesso maschile. Sono sempre stato colpito dal fatto che le donne, fin da giovani, sono educate, quasi per abitudine, ad andare regolarmente dal ginecologo. Mentre noi maschietti ci trascuriamo alquanto. Se il ginecologo è il medico delle donne, la controparte, l’urologo, dovrebbe essere il medico di fiducia dell’uomo.

Ma come mai le donne sono più consapevoli sull’argomento salute rispetto agli uomini ?

La filosofia del maschio è: ignora il soggetto e questo scomparirà. Noi maschietti ci ricordiamo della salute solo quando la perdiamo.

Molto spesso si cerca di sensibilizzare le donne anche riguardo gli eventuali problemi di salute dei partner. 

Infatti, miei amici medici mi raccontano che spesso è la moglie che trascina il marito dal medico per una visita preventiva. La coppia si presenta e la moglie dice che ha convinto lei il proprio marito ad andare dal medico. Se fosse stato per lui chissà quando ci sarebbe andato. La tendenza del sesso maschile è di andare dal medico solo quando si hanno dei sintomi. 

L’esempio classico è quello del cancro della prostata. Questo è insidioso nelle sue manifestazioni, perché nei suoi stadi iniziali non dà segno di sé.

Infatti, se gli uomini aspettano i sintomi del cancro della prostata, aspettano troppo a lungo.

E questo è tanto più allarmante considerando il fatto che il cancro della prostata è il più frequente tra i tumori maligni della popolazione maschile. Si calcola che un uomo su otto svilupperà un tumore della prostata nell'arco della vita.

Ogni uomo ha la prostata e, se vive abbastanza a lungo, è statisticamente probabile che prima o poi possa creare dei problemi. Il problema è che c’è stata finora una mancanza di interesse per le malattie prostatiche.

Perché ?

Di prostata non si parla volentieri. Il termine prostata fa pensare sopratutto al fastidio della visita ed alla perdita della sessualità. L’esplorazione della prostata viene affrontata con ritrosie e pudori. In altri termini, fa paura. Una paura che però non ha ragione di essere. Infatti, a parte un comprensibile disagio, la visita non è dolorosa.

E la paura della visita prostatica fa sì che spesso si scopra tardi di avere un tumore.

Non dovrebbe più essere così. Una visita preventiva dall’urologo ed una diagnosi precoce possono salvare la vita. Come testimonial della campagna di prevenzione delle malattie prostatiche ho seguito molte relazioni di specialisti urologi. Una neoplasia della prostata, scoperta in fase iniziale, può essere efficacemente trattata. Se viene trascurata o scoperta successivamente, in fase avanzata, può essere già diffusa oltre la prostata. Ed in quest’ultimo caso il trattamento può non essere sufficiente per ottenere la guarigione.

Ma il trattamento del cancro della prostata potrebbe incidere sulla funzione erettile. E’ forse questo quello che fa più paura agli uomini ?

Con questo ragionamento tanto vale bendarsi gli occhi e fare finta di non vedere o non sapere. Di tumore alla prostata si può guarire. Purchè la diagnosi sia precoce. E’ la diagnosi sarà tanto più precoce, quanto più ci si sottopone regolarmente alle visite preventive dell’urologo. Probabilmente gli effetti collaterali delle terapie del cancro della prostata, compresa la perdita della sessualità, sono un prezzo insignificante da pagare rispetto alla vita.

Insomma, se gli uomini si ricordassero di controllarsi, il tumore alla prostata potrebbe essere battuto nella quasi totalità dei casi ?

Si. L’urologo non potrà forse evitare che insorga la malattia prostatica ma può sicuramente fare in modo che sia curata prontamente e nella maniera più efficace. Ogni tanto gli uomini si dovrebbero far dare un’occhiata sotto la cintola e non trascurare o sottovalutare le malattie della prostata.

Sig. Beruschi, come vive la sua esperienza di testimonial della campagna di prevenzione delle malattie prostatiche?

Talmente bene che sempre più spesso mi accade di elargire consigli ad amici e conoscenti. Ed altrettanto frequentemente mi fermano per strada chiedendomi delucidazioni su questa o quella malattia prostatica. Ma ad ognuno il mestiere che sa fare meglio: io recito e l’urologo opera.